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tratto dal poema eroico nel secentesco dialetto napoletano "Micco Passaro 'nnammurato" di Giulio Cesare Cortese (1621)

riscrittura e adattamento scenico
VALENTINO INFUSO
parole, maschere e movimento

musiche originali
ROBERTO ZANISI
bouzouki, cajon, cümbüs

disegno luci
ALESSIA MASSAI

 

DURATA: 1 ora

Spettacolo tragicomico in musica, corpo e maschera tratto dal poema eroico nel secentesco dialetto napoletano "Micco Passaro 'nnammurato" di Giulio Cesare Cortese, contemporaneo di Giambattista Basile (autore di molte tra le favole più popolari come "La gatta Cenerentola").

L'adattamento per la scena, curata dall'attore-mascheraio Valentino Infuso, si rifà al linguaggio del teatro-danza ma con evidenti influssi e contaminazioni di matrice popolare, alla cui suggestione contribuiscono le atmosfere etniche create dai suoni del cajon, del bouzouki e del cümbüs sapientemente espressi dal musico Roberto Zanisi.

Uno spettacolo di un'ora dove squarci antichi di vita popolare rinascono attraverso un elaborato lavoro sul movimento e sull'uso di maschere, appositamente create e realizzate in cuoio dallo stesso Infuso. Lo spettacolo potrebbe essere definito un esperimento d'avanguardia popolare.
Una curiosità: non tutti sanno che Giulio Cesare Cortese è colui che ha dato la prima testimonianza scritta del personaggio di Pulcinella, in "Viaggio di Parnaso" del 1621.

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La trama dello spettacolo


Napoli, 1616. Il Re di Spagna Filippo III ordina che venga
costituito un esercito di fanteria per debellare il flagello dei "forasciuti", i terribili banditi che infestano le campagne dell'Abruzzo.
Il Viceré Pietro Giron, che governa il Regno di Napoli per conto degli Aragonesi, predispone il bando per l'arruolamento. Micco Passaro, smargiasso di quartiere, incoraggia gli uomini tutti affinché partano alla volta de L'Aquila, adempiendo così al valoroso dovere richiesto dal Re. Intanto la notizia si diffonde un po' ovunque, giungendo sino alle orecchie delle cosiddette "guagnastre", meretrici popolane innamorate degli smargiassi, le quali, contrariate, si riuniscono per confrontarsi e consigliarsi. Tra queste Nora, che rivela le reali e tutt'altro che eroiche motivazioni di Micco, di cui è perdutamente innamorata, nel partecipare alla guerra contro i banditi.
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Note di regia"Micco

"Micco Passaro 'nnammurato", piccolo gioiello del dialetto secentesco napoletano, ha rappresentato per me l'occasione per lo sviluppo di una commistione non retorica fra il teatro popolare di matrice colta ed il teatro-danza, attraverso un gioco espressivo tra musica e canto, corpo, voce e maschera. Si è cercato di partire dal più conosciuto per lo spettatore per meglio trasportarlo verso la fruizione di un linguaggio scenico meno immediato ma più suggestivo ed avvolgente.

La linea drammaturgica gioca sull'ambivalenza tra mondo maschile e mondo femminile: laddove il testo originario innesca l'evento scatenante (il bando per l'arruolamento), l'umanità descritta viene violentemente scissa nelle sue due anime: da una parte gli smargiassi, con le loro questioni (guerra, onore, sesso, cibo) e i loro luoghi (piazza, taverna), e dall'altra le guagnastre (o puttane dir si voglia) con i loro travagli (amore, tradimento, abbandono) e le loro dimensioni (strada, casa). Tutti i personaggi, in ogni modo, sembrano vivere in una divertita apparenza, a tratti quasi buffa, ma che lascia comunque trapelare il senso di una profonda umana tragicità.

Valentino Infuso

 

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Micco Passaro 'nnammurato: un testo dissepolto

"Fu quasi per caso che m'imbattei in Giulio Cesare Cortese, trovandolo lì, trascuratamente collocato, in un volumetto decorato da labili macchioline color muffa, tra impolverati libri di una delle tante bancarelle del centro storico di Napoli. Si trattava della raccolta delle sue opere nell'edizione Porcelli, non l'originale, ma la copia anastatica edita da Luca Torre nel 1975. Nonostante la sorte non fu nei miei confronti generosa dal punto di vista oggettuale, lo fu invece grandemente circa i contenuti di quel volumetto, un piccolo tesoro, un vero e proprio gioiello del dialetto patrio. Di Giulio Cesare Cortese poco o nulla si sa. Uomo di corte, squattrinato o usuraio secondo le versioni, membro dell'Accademia della Crusca col nome di Pastor Sebeto, è "l'altro" grande poeta napoletano del Seicento, assieme al di lui amico Giambattista Basile, tanto da meritarsi il titolo postumo di "Gran Cortese", coniato da Ferdinando Russo. Ma già l'abbate Galiani, nel suo Catalogo degli scrittori del basso dialetto Napoletano in prosa, ed in rima, diceva che "in lui riconosciamo il maggior poeta del dialetto nostro…". Pochi sanno, purtroppo, che codesto misconosciuto scrittore è l'autore del poemetto in cui per la prima volta si ha traccia scritta nientemeno che di Pulcinella: trattasi di "Viaggio in Parnaso" in cui la maschera accerrana compare al cospetto di Apollo in un divertito elogio della lingua napoletana.
Micco Passaro 'nnammurato, poemma eroieco, fu, si dice, riscoperto da Benedetto Croce agli inizi del secolo scorso. L'edizione di riferimento da cui ho tentato di ricavarne una versione per il teatro è quella del 1783 edita appunto dal Porcelli, editore coraggioso che osò accollarsi l'onere di riportare a nuova luce preziosi testi del patrimonio letterario napoletano ripulendoli dalle numerose imprecisioni che nelle edizioni precendenti ne svilivano la qualità. Dieci canti divisi in ottave, secondo l'usuale schema metrico A-B-A-B-A-B-C-C. Non facile il lavoro filologico affrontato sul testo originale con i miei modesti strumenti da apprendista artigiano della lingua napoletana, ma un lavoro necessario ad una trascrizione scenica per attore e musico che rispettasse e rispecchiasse il carattere dell'opera attraverso l'uso di un vernacolo piùvicino al "napoletano" parlato e per questo più comprensibile, cercando di mantenere tuttavia quella forza poetica ed espressiva di cui questo grazioso poemetto è dotato."
Valentino Infuso

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VALENTINO INFUSO,
napoletano quanto Cortese, classe 1976, attore, mimo, ballerino, trainer, e mascheraio, laureato in economia con tesi sul teatro, calca le scene dall'età di sette anni. Inizia la propria formazione attorale a Napoli con Ettore Massarese approfondendola poi a Milano al Laboratorio dell'Attore di Raul Manso. Studia danza e canto, sviluppando il proprio percorso attorale con diversi altri maestri (S.Kanter, H.Malamoud, Y.Lebreton, A.Fava, D.Manfredini). Dopo profonde esperienze nel giovane teatro milanese (Aia Taumastica e Macrò Maudit), fonda assieme alla regista-coreografa Elisabetta Faleni il Teatro in Polvere, nell'ambito del quale intraprende un fondamentale percorso nel teatro-danza e realizza lo spettacolo-evento, di cui è ideatore e coautore, Teatro-Cucina, rappresentato centocinquanta volte in due anni e mezzo. Interprete dell'ultima creazione di teatro-danza di Raffaella Giordano, si è attualmente rintanato nella FuxBau, uno spazio di 200mq alle porte di Milano dove lavora a nuovi progetti teatrali, crea nuove maschere e tiene un laboratorio aperto per attori e allievi attori.

 

ROBERTO ZANISI,
milanese (ma ugualmente Cortese), inizia la sua carriera come chitarrista fingerpicking. È allievo di Dom Um Romao e di Burhan Oçal, con i quali sviluppa nuove tecniche percussive. Con Luciano Margorani e Carlo Actis Dato fonda "Terzetto Garibaldi" e "Vendetta". E' membro del "Visna Mahedi Ensemble" e del "Musci/Venosta Ensemble", suona bouzouki e cümbüs (un incrocio tra sarod, dobro, banjo e oud), è il musico-attore del "Teatro-Cucina", in estate va in giro con Stewart Copeland e la Notte della Taranta, si destreggia su darbuka ed ammennicoli vari col Giovanni Venosta per le musiche dei film dei vari Soldini & co. tra cui "Le acrobate" e "Un'anima divisa in due".. e ha smanacciato per anni sulle pelli e sulla steel-pan nelle orchestre salsa della padania. Da più di vent'anni ha scoperto il rebetiko e l'ha amato, studiato e riletto tanto che, l'anno scorso, è finito nella raccolta "The diaspora of rebetiko", unico italiano a gridare il suo amore per mangas e amanès. Ha suonato dal vivo con Sainkho Namtchylak, Martin Tetreault. È strumento solista nell'ultimo film di Silvio Soldini" Giorni e nuvole".

 

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Milano

giovedì 17 marzo

Fonderie Napoleoniche Eugenia
via Thaon di Revel 21


per informazioni e prenotazioni Valeria Zanoni 393 0552272


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