Episodi precedenti

Il Progetto Umano troppo Umano

“Il progetto Umano troppo Umano è un percorso lungo, quasi quanto quello teso alla comprensione della nostra condizione umana. Non ha importanza quando si concluderà; esso rispetterà l’evoluzione della mia coscienza e l’urgenza comunicativa. Un compagno di vita, un interlocutore con il quale confrontarmi. È, altresì, un’occasione per ricercare e approfondire un linguaggio personale e risolvere il costante problema della comunicazione. Una semplice domanda quale “come posso condividere queste emozioni?” comporta un complicato processo di identificazione. La drammaturgia dei miei spettacoli è un tuffo nell’inconscio, un intreccio di domande e di scelte su come filtrare un messaggio. Una parola, un gesto, un’immagine, una musica, una luce: tutto concorre con uguale valore allo scopo.

Il rapporto con l’attore è fondamentale perché può riuscire, talvolta, a concretizzare quello che sento e che ancora non riesco ad esprimere. Nasce così una collaborazione preziosa e profonda soprattutto quando si basa sulla fiducia reciproca.

Nei miei spettacoli esiste sempre una zona privilegiata dove l’attore può abbandonare il personaggio per dare corpo al proprio vissuto, ai propri sentimenti, una zona dove il teatro, la danza, l’attore cercano una fusione per dare corpo e vita alla rappresentazione.”

I PRIMI DUE EPISODI

“... un’intensa teatralità, tutta giocata sui codici espressivi di un inconscio primitivo e sulla contiguità carnale e quasi animalesca degli undici attori in scena.”
La Repubblica

Episodio Primo: “Al Paradais”

Undici personaggi. Il loro tacito appuntamento è davanti al “Paradais”, squallida balera di un anonimo paesino di provincia.
Arrivano. Ombre nell’ombra. Solitudini addensate in versi scomposti. In un istante l’atmosfera si scuote e si anima. A raccolta sotto il neon luminoso di quella sudicia bettola: dieci lire è il prezzo per essere in paradiso. Dentro – ad attenderli – solo sedie spaiate e luci tristemente colorate.
Eppure basterebbero solo due minuti, il tempo di una canzone, per cambiare la propria vita.
Invece i movimenti non si sincronizzano, la danza diventa una lotta, un concentrato di vita già vissuta dove gli errori si ripetono.

Alla fine rancori e recriminazioni soffocano la musica, ormai non ci si riconosce più, si usa e si viene usati.
Passerà un’altra settimana, poi tutto ricomincerà sempre uguale, tutti i mesi, tutti gli anni… le stesse illusioni… l’ineluttabile destino.

Episodio Secondo: “La Cena di Natale”

Qualcuno cerca di rompere con l’ineluttabile e di realizzare uno scarto, un cambiamento: Cenzia e Walter, assidui frequentatori del “Paradais”, si uniscono in matrimonio.
Trascorso un anno dal giorno della cerimonia, ricevono le rispettive famiglie alla cena di Natale.
Ma già dai primi brindisi e auguri reciproci trapela una certa inquietudine, una stonatura nei calici che si incontrano.
Ognuno di loro si ritrova in una famiglia che non ha avuto la possibilità di scegliere. Da questo senso di impotenza, vengono alla luce quelle dinamiche occultate che fanno di una famiglia un concentrato di relazioni e sentimenti degenerati.
L’amore imposto diventa oltre loro stessi il loro peggior nemico.

Con la cena si consuma una vita di falsi ideali, vengono a galla i più reconditi e turpi sentimenti.
La colpa, ereditata dai padri dei nostri padri, seppellisce, impietosa, ogni tentativo di redenzione.
Ma l’ "ineluttabile destino” può essere raggirato, sorpreso da un istante di consapevolezza, il libero arbitrio di decidere dove, come e quando morire e poi…